Bondage ça me plaît
Bologna
Domande dall’anima
Bologna
Il contorsionista
Bologna
Le spalle dei giganti
Trieste
Petali e spine nella carne
Bologna
Pistillo avvelenato
Bologna
Saudade
Trieste
Cuore
Bologna
Pensatore
Bologna
Sussurrando alla pelle
Bologna
Fuoco fatuo
Bologna
Postumi onirici
Bologna
Pulsar immobile
Bologna
Ottenebrato dalla notte
Bologna
C’è chi dice di te
Bologna
Albeggia
Bologna
come un petalo
Bologna
Sirena
Trieste
Osservare
Trieste
Perla
Trieste
Il pensatore
Bologna
silvia
Trieste
push!
Bologna
Meditare
Trieste
La nascita · Le Parche Clementi 1/3
Trieste
La morte · Le Parche Clementi 3/3
Trieste
La vita · Le Parche Clementi 2/3
Trieste
i bagnanti 1/2 il bagnante
Roma
i bagnanti 2/2 la bagnante
Roma
An Elephant in the Room 4/4
Roma
An Elephant in the Room 1/4
Roma
An Elephant in the Room 2/4
Roma
An Elephant in the Room 3/4
Roma
force inquiéte
Roma
Profilo
Roma
TIME
Roma
fantasmi
Roma
siamo ciò che guardiamo
Vi porto con me in questa ricerca sull’identità, sull’inconscio, sulla memoria. Ritratti d’ignoti è il collage di immagini con cui provo a raccontare un’identità e una collettività insieme: ognuno degli ignoti che dipingo racchiude, più o meno esplicitamente, un volto, un corpo, una storia.
Non do mai la verità di un ignoto: la nascondo nel simbolo, perché il simbolo non mostra, ma interroga chi guarda. Mi piace pensare che ogni ritratto entri nella stanza come un viaggiatore misterioso, pronto a raccontarsi solo a chi saprà riconoscere, nell’enigma dei suoi segni, se stesso.
Con questi ritratti cerco l’uomo oltre l’immagine, un’identità che nel mondo digitale si è ormai disconnessa dal mondo reale. Siamo noi, creando il nostro mondo digitale, ad aver plasmato nuovi idoli e una nuova memoria collettiva; ma quella realtà non segue più le leggi fisiche della terra, e ha iniziato a inglobare e cannibalizzare il mondo reale, fino a manipolarne il corso.
Il ritratto dell’uomo contemporaneo che ne risulta non è più uno scatto dell’istante, ma un collage di immagini e informazioni: un’identità digitale globale che ci mette in mostra, vincolata a un medium che può distorcerne gli attributi e il significato. Usare questa come unica fonte della percezione e della comunicazione ci ha fatto perdere intimità e personalità, a vantaggio di una plasticità e di un’artificialità che ci alienano fino a cancellare la nostra natura più profonda.
Da qui nasce la domanda che mi porto dietro da anni: come rappresentare un ritratto contemporaneo che definisca l’immagine di un’epoca, senza per forza volerla spiegare?
Metto in dialogo corpi e volti di persone volutamente ignote, private di ogni caratteristica che le renda associabili a persone o contesti specifici, per rendere l’uomo in maniera simbolica, non rappresentativa, lasciando a chi guarda lo spazio per riconoscere una figura familiare. Non sono segni che nascono da un progetto razionale: nascono dall’inconscio, mio e di chi guarda, ed è lì, prima ancora della lettura cosciente, che ogni ignoto trova chi saprà riconoscerlo.
Le immagini nascono dalla sovrapposizione di segni netti e campiture di colore omogenee, costruite su un reticolo geometrico ispirato alla curva di Fibonacci e sulla linea continua: non voglio celebrare altro che l’essere umano e i suoi stati emotivi, attraverso il ritmo delle curve e i toni cromatici. Le raffigurazioni sono volutamente semplici, ma l’immagine non è mai un solo significato: racchiude messaggi simbolico-geometrici che compongono insieme volto e corpo del soggetto, ed è per questo che il valore dell’opera sta in chi sa leggerla.
Chiamo tutto questo un realismo artificiale: filtra e modifica la realtà, rendendo chiara sia la figura umana sia l’artificialità che la compone. Nei miei quadri convivono un’identità umana reale e un soggetto quasi metafisico.




































